Comunicato stampa sull’intervento di Berlusconi alla Knesset, maggio 2010

 

RISPOSTA ALL’INTERVENTO DI BERLUSCONI ALLA KNESSET

 

Ancora una volta ci troviamo inorriditi di fronte alle parole di Silvio Berlusconi, questa volta rivolte alla ben poco meritevole platea di deputati, senatori, rappresentanti delle istituzioni e grandi imprenditori dello stato di Israele. I membri dell’establishment dello stato israeliano si sono spelati le mani a forza di applaudire le parole affettuose e servili che Silvio sorridente sviolinava.

 

Niente di nuovo, scene già viste. Solito copione, non cambiano neppure i protagonisti: il padrone dell’azienda italia che tesse lodi e lecca un po il culo alla crème di politica e potere israeliani.

 

L’unica novità è il palcoscenico in cui ha trovato posto questa commediola: nessun presidente del consiglio italiano prima di Silvio aveva avuto l’onore di parlare alla Knesset, il parlamento d’ Israele.

 

Scriviamo a quattro mani questa che vuole essere al contempo una risposta ai deliri di Berlusconi ed anche la spiegazione di come noi oggi intendiamo partecipare attivamente alla lotta per la liberazione del popolo palestinese.

 

Berlusconi ha detto che la Knesset rappresenta la più straordinaria vicenda del novecento, la nascita di uno stato ebraico; ha detto che Israele è il più grande esempio di democrazia e di libertà in medio oriente; che è un vanto per il governo italiano la cooperazione e la fedeltà ai dettami che arrivano da Tel Aviv.

 

Ha anche giustificato la guerra di Gaza dello scorso anno, definita la giusta reazione al lancio di missili che partivano dalla striscia, controllata da Hamas.

 

Più e più volte Berlusconi ha sottolineato la “comunanza di civiltà” tra Israele e Italia: entrambi sono paesi filoamericani, appartengono entrambi al primo mondo, hanno radici valoriali comuni, e, quindi, sono entrambi rappresentanti della civiltà occidentale.

 

Bene, tutto il discorso pronunciato ieri si basa su questo assunto: da una parte noi, società occidentale che ama la libertà e rispetta tutti; dall’altra loro, miliardi di musulmani incazzatissimi, quasi tutti terroristi che ci odiano perchè… ci odiano e basta.

 

Rifiutiamo in toto questo discorso perchè rifiutiamo l’impostazione che lo sorregge, ovvero che il mondo sia diviso in blocchi contrapposti e inconcialibili, tra cui è impossibile un dialogo.

 

Le nostre esperienze ci hanno insegnato che queste civiltà non esistono.

 

Lo scontro delle civiltà è la nuova bugia che i padroni ci si sono inventati per crearci un nuovo nemico, ma la verità è un’altra: la verità è che in Palestina, come in tutto il medio-oriente, lo scontro vero è tra chi opprime i popoli e chi invece lotta contro questa nuova forma di imperialismo.

 

Non è la civiltà islamica che ci condanna al precariato; non è la civiltà islamica che tutti i giorni ci sorride dalla televisione; non è la civiltà islamica che sfratta chi non ha i soldi per pagare l’affitto e poi sgombera le case occupate per avere un tetto; non è la civiltà islamica che smantella lo stato sociale e fa chiudere le fabbriche e le università.

 

Non siamo ancora così rincoglioniti da poter pensare seriamente allo scontro di civiltà come a un problema reale.

 

Noi intendiamo oggi dare il nostro contributo in favore del popolo palestinese seguendo le linee politiche tracciate dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.

 

Dobbiamo agire sul nostro territorio attraverso una contro-informazione assidua, il boicottaggio totale del commercio con Israele, la creazione di momenti di dibattito sulla questione palestinese, iniziative a livello di visibilità pubblica (cittadina, regionale, nazionale).

 

Questo è quello che ci viene chiesto dai nostri compagni che in Palestina lottano ogni giorno.

 

Dobbiamo mostrargli la nostra solidarietà.

 

 

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