Intervista a Rashi Moussa, dirigente comunista siriano

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 Intervista a cura della rivista Tintaroja dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC) di Spagna a Rashi Moussa, membro del Comitato esecutivo dell’Unione dei Giovani Comunisti Siriani – Gioventù Khaled Baghdash, responsabile delle Relazioni internazionali. 33 anni, giornalista comunista siriano e dottorando in ingegneria meccanica all’Università di Damasco
D – Nonostante tutti i mezzi di comunicazione parlino della guerra in Siria, in realtà, tutto il mondo sa molto poco su di essa. Quale ritieni sia l’origine di conflitto?
R – La Siria è stata, per decenni, uno dei più grandi ostacoli ai progetti di carattere sionista e imperialista che hanno cercato di imporsi nella regione. La resistenza nazionale del Mediterraneo orientale, che già è riuscita ad ottenere una serie molto importante di conquiste, è stata principalmente sostenuta dall’appoggio siriano. Inevitabilmente, ciò l’ha reso uno dei più grandi nemici dei reazionari e delle loro clientele.
Inoltre, le politiche economiche neoliberiste attuate negli ultimi anni nel paese hanno dato luogo a un progressivo impoverimento dell’economia nazionale a favore della speculazione e di alcuni settori non produttivi. Tutto questo, che si è tradotto in un impoverimento generalizzato delle masse e in una crescita a dismisura della disoccupazione giovanile, ha creato il terreno ideale per l’azione di queste forze reazionarie. Qui sono state gettate le basi del crudele panorama che attualmente affligge i siriani. Fin dall’inizio, va detto, sono stati i comunisti coloro che hanno messo in guardia su questo pericoloso cambio della politica economica e che hanno cercato di combatterlo in tutte le forme possibili.
Così da un anno e mezzo, il popolo siriano è esposto ad attacchi terroristici, massacri e provocazioni di ogni tipo. Tutte queste operazioni sono, ogni volta che i “ribelli” falliscono nel tentativo di rovesciare il regime, sempre più criminali. I loro obiettivi sono, in generale, i civili e i militari, gli accademici e i giovani adulti in particolare. Tra i loro capi in vista figurano l’organizzazione oscurantista “Fratelli Musulmani” e mercenari di diverse nazionalità, che ricevono i finanziamenti di cui necessitano per il loro armamento e campagne mediatiche attraverso i regimi arabi strettamente legati all’imperialismo – soprattutto Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, la Turchia collabora come braccio esecutivo delle attività della NATO nella regione.
Oggi, dunque, la Turchia sta portando avanti una persecuzione aggressiva contro la Siria. Oltre a sostenere e nascondere i terroristi, i loro aerei da guerra violano di continuo lo spazio aereo siriano. Non molto tempo fa, uno di questi venne intercettato e abbattuto dalla difesa aerea del paese, fornendo una scusa al governo turco per intercettare illegalmente un aereo siriano, confiscare il suo carico e aggredire il suo personale, oltre che per bombardare indiscriminatamente i confini di volta in volta.
Parallelamente, i reazionari e i loro alleati si sono dichiarati “Opposizione siriana” e hanno richiesto un intervento da parte delle forze imperialiste come è accaduto in Libia. In altre parole, invasione e occupazione del paese da parte delle truppe della NATO. In questo contesto, il Partito Comunista Siriano e la sua gioventù hanno organizzato numerose manifestazioni e presidi in tutta la Siria, con l’obiettivo di smascherare tra la popolazione questo intervento che mina il diritto di tutto il popolo siriano all’autodeterminazione e per fare appello a sostenere un programma nazionalista. Inoltre, tra grandi difficoltà, i nostri compagni hanno organizzato molte campagne di donazione di sangue a Damasco e in altre città e hanno lavorato per aiutare le persone sfollate dalle loro case.
D – Non ci sono molte informazioni, sulla storia del movimento comunista siriano. Puoi dirci brevemente la storia dell’Unione dei Giovani Comunisti Siriani? Che tipo di attività realizza la tua organizzazione?
R – L’Unione dei Giovani Comunisti Siriani – Gioventù Khaled Bagdash è un’organizzazione composta da militanti guidati dal socialismo scientifico e soggetta al Partito Comunista Siriano. E’ stata fondata nel 1931 con il nome di Gioventù Comunista Siriana e ha partecipato alla fondazione della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Nel 1945 ha cambiato il suo nome in Associazione Siriana dei Giovani Comunisti fino al 1949, anno nel quale iniziò a chiamarsi Unione Democratica della Gioventù in Siria. Nel 1996, venne leggermente modificato in Unione Democratica della Gioventù in Siria – Gioventù Khaled Bagdash, secondo la decisione del VI Congresso di rendere omaggio allo storico leader comunista siriano che militò nel nostro partito fino alla sua morte nel 1995. Nel 2006, per decisione dell’VIII Congresso, assumiamo l’attuale nome: Unione dei Giovani Comunisti Siriani – Gioventù Khaled Bagdash.
Insieme al Partito Comunista Siriano la nostra organizzazione ha combattuto per l’indipendenza, la sovranità e la dignità nazionale, così come per i diritti della gioventù e di tutto il popolo siriano. Abbiamo avuto molti martiri nelle aspre lotte nazionali e di classe che abbiamo combattuto contro le aggressioni del sionismo e dell’imperialismo, in favore delle libertà democratiche e delle molteplici rivendicazioni del nostro popolo nella storia. Per tutto questo, ci siamo guadagnati il rispetto e la fiducia del nostro popolo, con le nostre cellule che sono presenti in tutte le parti del paese.
Oggi teniamo ben alta la bandiera della “difesa della patria e dei diritti dei giovani siriani” e la sosteniamo nel nostro contatto più diretto con le masse in ogni luogo di lavoro e di studio attraverso i sindacati, le associazioni studentesche, i movimenti popolari, ecc. Rivendichiamo completamente un nuovo tipo di politica economica che favorisca la produzione nazionale e che consenta un aumento della spesa sociale, in particolare in materia di istruzione, salute, impiego sicuro e assegnazione degli alloggi tra i giovani. Nella stessa dinamica, rivendichiamo inoltre una ulteriore estensione delle libertà democratiche.
D- In Siria sta governando il Fronte Nazionale Progressista, che è una delle espressioni del movimento di liberazione nazionale arabo. Non sono poche le lotte contro l’imperialismo e il sionismo che ha sostenuto anche dopo l’indipendenza siriana e la de-occupazione delle alture del Golan. Qual è il ruolo che svolge attualmente questo fronte e che posizione ha la Gioventù Khaled Bagdash sullo stesso?
R – Dagli anni Trenta fino al VII congresso della Terza Internazionale, il Partito Comunista Siriano ha lottato per formare un ampio fronte nazionale con gli obiettivi dell’indipendenza e della lotta al fascismo. Dopo aver ottenuto l’indipendenza nel 1946, il Partito ha accordato come uno dei nuovi obiettivi strategici di questo fronte, il cercare di mantenere l’indipendenza. Una delle sue rivendicazioni fu la creazione di un’assemblea parlamentare nazionale che aveva tra i suoi membri l’allora segretario generale del Partito Comunista Siriano, Khaled Bagdached e alcuni membri del Partito del Rinascimento Arabo Socialista [Baath]
Nei primi anni ’70 una coalizione di partiti nazionalisti, tra cui quest’ultimi due, diede luogo al Fronte Nazionale Progressista. Questo fronte, così come si incaricava del mantenimento dell’indipendenza e sovranità nazionale, accettava la leadership di governo del Partito del Rinascimento Arabo Socialista, circostanza che continua anche oggi.
Il Segretario Generale del Partito Comunista, Ammar Bagdche, ha dichiarato all’ultimo forum organizzato dai partiti del Fronte a Damasco: “Questa alleanza ha dimostrato il suo valore nei momenti più difficili della storia della nostra patria, come nella guerra di ottobre del 1973 e nel combattere contro gli atti terroristici effettuati dalle forze reazionarie alla fine degli anni ’70 e ai primi degli anni ’80 del secolo scorso. Noi comunisti siriani, abbiamo piena fiducia nel ruolo protagonista che gioca e giocherà questa alleanza nel mobilitare le masse contro il complotto creato contro il nostro paese. Solo una furiosa unità nazionale potrà porre fine agli attacchi coloniali in Siria!”.
D – Alcuni dei processi che hanno avuto inizio nel 2010 in alcuni paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, si sono conclusi in maniere un pò ambigua. L’ascesa del sionismo attraverso i loro vari gruppi e dell’imperialismo europeo e nordamericano, che mai hanno esitato a dotarsi di sufficienti mezzi economici e di comunicazione, nonché del sostegno militare e strategico attraverso la NATO, mette in evidenza gli interessi dei diversi poli imperialisti nel riprendere il controllo della zona. Qual è l’analisi che fa la Gioventù Bagdash Khaled sull’attuazione di questi grandi capitalisti e dei loro alleati nella regione (come Turchia, Qatar…)?
R – Il mondo arabo sta attraversando un momento piuttosto difficile, in cui la lotta di classe è in pieno svolgimento. La classe operaia, soprattutto, la gioventù, sta lavorando in condizioni molto difficili per combattere contro le politiche neoliberiste e le loro conseguenze principali: la povertà, la disoccupazione e il furto sistematico, oltre ai regimi repressivi legati all’imperialismo e allo Stato sionista d’Israele.
I movimenti popolari, che tuttavia continuano ancora ad espandersi, hanno ottenuto importanti vittorie in Egitto, come in Tunisia, attraverso il rovesciamento dei mercenari e burattini al soldo delle forze reazionarie, che hanno rappresentato un duro colpo per i piani imperialisti della regione e una grande vittoria dei progetti di liberazione nazionale.
Il contrattacco degli imperialisti, in questo senso, è stato orientato fin dall’inizio nel cercare di interrompere qualsiasi mobilitazione attraverso tutti i tipi di pressioni a livello politico e economico. I suoi sostenitori principali si trovano nel Golfo Persico, in particolare in Arabia Saudita e Qatar, che ha anche temuto una estensione delle proteste sociali fino ai loro confini.
Di conseguenza, i fondamentalisti religiosi populisti, appendici dei reazionari, sono giunti ai governi di Egitto e Tunisia. La loro massiccia campagna elettorale al Parlamento e i loro diversi mezzi di propaganda sono stati pesantemente finanziati dai petrodollari. I Fratelli Musulmani, d’altra parte, sono diventati così una delle forze principali della scossa degli imperialisti destinate a placare gli animi del popolo.
In quei luoghi dove non hanno raggiunto i loro obiettivi con mezzi pacifici, hanno realizzato un intervento militare diretto. Questo è accaduto, ad esempio, in Bahrain attraverso l’esercito dell’Arabia Saudita e le forze del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che sono state interamente sostenute dagli Stati Uniti. In Libia, però, è stata la NATO che ha dispiegato le sue truppe per porre fine alla vita di decine di migliaia di innocenti e distruggere, praticamente, l’intero paese.
In questo senso, è chiaro che nessuna di queste azioni è stata mai progettata per garantire il rispetto dei diritti umani e per il consolidamento della democrazia. In tutte queste azioni alla base ci sono gli interessi economici dei monopoli e dei loro alleati più piccoli, la cui difesa ha richiesto la salvaguardia di una certa stabilità politica nella zona, naturalmente, saccheggiando le loro risorse naturali.
D’altra parte, alcune delle questioni che influenzano negativamente i movimenti popolari sono la debolezza delle organizzazioni operaie e dei partiti progressisti e l’assenza di sindacati di classe. Inoltre, l’opportunismo e il revisionismo ha permeato fortemente in settori importanti di questi, a tal punto che molte organizzazioni, soprattutto quelle che si dichiarano come “non di parte”, hanno perso anche il loro carattere anti-imperialista, finendo per allearsi in un modo o nell’altro, con alcuni circoli affini all’Unione Europea o agli Stati Uniti.
Per quanto riguarda la Turchia, come ho detto prima, servendosi della NATO come strumento principale, ha svolto un ruolo chiave in relazione al supporto dei nuovi governanti di Egitto, Tunisia e Libia. Tuttavia, il suo ruolo più spregevole lo sta giocando in Siria, mediante la copertura dei terroristi e mercenari finanziati da Arabia Saudita e Qatar.
D – Non vi è alcun dubbio dell’interferenza dei servizi di intelligence internazionali nel conflitto siriano. Ma, è vero che hanno interferito perfino nelle vostre e-mail personali?
R – Effettivamente. Sono state monitorate le nostre e-mail e alcune sono state pubblicate su Wikileaks. Soprattutto, hanno sottolineato quelle che abbiamo inviato ad altre persone e organizzazioni, al fine di spiegare, attraverso comunicati del Comitato centrale del Partito Comunista Siriano, la situazione che sta affrontando il paese. Alcune di queste includono quelle che si sono inviate al compagno Osama Al-Maghour, responsabile delle Relazioni internazionali del Partito Comunista Siriano, al segretario del Comitato esecutivo delle gioventù e ad alcuni compagni del Partito Comunista Italiano, oltre a quelle che ci siamo scambiati io e il compagno William Villaverde, responsabile delle Relazioni internazionali dei Collettivi dei Giovani Comunisti. La borghesia europea ha utilizzato queste e-mail per giustificare la sua calunnia contro la Siria, nonché per rafforzare la propria campagna anticomunista in tutto il continente.
D – Purtroppo, la campagna mediatica contro la Siria è particolarmente forte nei paesi del centro imperialista. Come hanno fatto in Libia, l’equiparazione dei terroristi insorgenti con ribelli che lottano per la libertà e la democrazia contro supposti governi dispotici è costante. Allo stesso modo, alcune organizzazioni che si dichiarano di “sinistra” sono state attive nella campagna diffamatoria e ingiuriosa di tutti coloro che difendono l’unità nazionale in Siria contro l’imperialismo. Come giudichi questi movimenti insorgenti e quali cambiamenti pensi che hanno avuto nel conflitto?
R – La pietra angolare dell’opposizione nel paese sono i Fratelli Musulmani. Ancora oggi la maggior parte dei terroristi armati, associati di solito a movimenti oscurantisti della reazione, sono legati in un modo o nell’altro a questa organizzazione, sia ideologicamente che in termini strettamente organizzativi.
Tutti lavorano per cercare di proteggere la coscienza nazionale del paese, forgiata dopo le innumerevoli lotte per l’indipendenza, la difesa nazionale e la sovranità contro l’imperialismo degli Stati Uniti e il sionismo israeliano, intorno ad una logica reazionaria.
Ma è evidente la loro relazione con agli imperialisti e le loro istituzioni, tanto che è stata rivelata anche da alcuni media borghesi, tra cui il quotidiano britannico “The Guardian” (guardian.co.uk, 12 luglio 2012).
Questi mercenari, poi beneficiano di un finanziamento completo dall’Arabia Saudita e dal Qatar e ottengono tutto il supporto logistico di cui hanno bisogno attraverso la Turchia, che assicura il collegamento con la NATO. Molti di loro, inoltre, che provengono da diversi paesi (Libia, Tunisia, Afghanistan), sono stati contattati dopo la loro esperienza nel Mujahideen in Afghanistan, che fu fondato e finanziato dagli Stati Uniti negli anni ’70, con strumenti molto simili a quelli attualmente utilizzati.
D – Come abbiamo potuto osservare, l’attività terroristica dell’opposizione armata si rivolge non solo contro i membri del governo siriano e membri delle forze di sicurezza e dell’esercito, ma è anche contro le infrastrutture essenziali e i punti urbani di gran affluenza di civili. In che modo l’aggressione imperialista sta colpendo le condizioni di vita del popolo siriano e che reazione sta avendo di fronte al conflitto?
R – Gli atti di sabotaggio hanno colpito molto negativamente i lavoratori siriani. In queste azioni sono stati ricercati non solo gli obiettivi militari, ma anche uomini, donne e bambini civili che hanno ricevuto attacchi indiscriminati. Mercati, fabbriche e strutture del settore pubblico sono stati assaltati. Inoltre, infrastrutture quali linee di comunicazione, oleodotti e gasdotti, centrali elettriche, sono state costantemente sabotate. Banditismo, saccheggi e rapimenti sono all’ordine del giorno.
Tutto questo combinato con le sanzioni e le politiche neoliberali imposte dall’imperialismo dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, ha un forte impatto sull’economia siriana provocando un forte aumento dell’inflazione e dei prezzi, così come la cessazione della produzione in alcuni settori industriali. Le conseguenze di questi cambiamenti economici hanno un impatto diretto sul tenore di vita della classe operaia, la quale ha subito un grave arretramento.
Per fortuna il popolo è pronto a combattere con tutti i mezzi per mantenere la sovranità, l’indipendenza nazionale e la libertà della sua patria. Si sta lottando anche per rovesciare le ultime riforme neoliberiste, cosa che migliorerà la qualità tanto della vita delle masse lavoratrici quanto quella dei fattori nazionali.
D – Sempre in tema degli autoproclamati “ribelli”, quale ruolo gioca in questo contesto il ramo siriano dei Fratelli Musulmani? Cosa supporrebbe l’ascesa di questa formazione insieme con i salafiti per le minoranze religiose in Siria?
R – Come già accennato in precedenza, la punta di diamante della “opposizione siriana” è l’organizzazione Fratelli Musulmani, che dipende dall’organizzazione internazionale con lo stesso nome e che è stata sospettosamente fondata negli anni ’20 in Egitto, sotto la supervisione degli organismi di intelligence britannici.
I membri di questa organizzazione, non solo considerano ostili i non musulmani, ma sono pericolosi anche per i musulmani che hanno alcune differenze con loro.
Non solo rappresentano una minaccia contro le minoranze religiose, che alcuni organismi internazionali per i diritti umani non vogliono far sapere, ma rappresentano anche una minaccia per la sovranità dei popoli, sabotandoli dal di dentro e frammentandoli in modo che sia più facile sottometterli agli interessi dell’imperialismo.
Possiamo prendere l’esempio del Sudan, che è stato governato dai Fratelli Musulmani fin dagli anni ’80. E’ stato diviso in due paesi e probabilmente presto vedremo la separazione di un terzo.
E questo è ciò che si può vedere in Egitto, Libia e Tunisia. Sebbene la Libia e la Tunisia non hanno minoranze religiose, la minaccia reale dopo l’avvento al potere di queste forze reazionarie si concentra sull’unità del paese.
D – Come è risaputo, paesi come la Cina e la Russia hanno espresso più volte il veto su risoluzioni contro la Siria nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo voi, quale ruolo esercitano questi stati in relazione alla aggressione imperialista contro la Siria?
R – Certamente, la Russia e la Cina hanno utilizzato il doppio veto in tre occasioni sventando i tentativi da parte dell’UE e degli Stati Uniti di legittimare l’attacco alla Siria, ma crediamo anche che questi due paesi quando difendono la Siria stanno solo difendendo i propri interessi, e non solo nella regione, ma a livello mondiale. Infatti vediamo come queste azioni corrispondono a questo periodo in cui si stanno definendo nuove grandi sfere di influenza mondiale. In un determinato momento come questo possiamo sfruttare le contraddizioni tra imperialismi, ma non possiamo dimenticare che nessuno dei blocchi risponde agli interessi delle masse popolari.
D – I media borghesi pongono molto l’accento sull’erosione sociale del progetto del Baath come conseguenza della svolta neoliberista che questa formazione ha preso negli ultimi dieci anni per l’economia siriana, che cosa c’è di vero in questo? Come si svolge questo processo?
R – Le politiche neoliberiste sono state attuate negli ultimi anni sotto la bandiera della “economia sociale di mercato” nel decimo Piano quinquennale 2005-2010. Ci sono stati forti attacchi alla produzione nazionale. Si è cercata l’emarginazione del settore pubblico, che è stato in gran parte privatizzato. Ci sono stati anche importanti regressi nelle conquiste sociali del popolo tanto nei diritti lavorativi come nella riduzione significativa della spesa per la sanità, l’istruzione pubblica e gli aiuti agli agricoltori. Questi cambiamenti hanno portato l’impoverimento della classe operaia e a un aumento significativo della disoccupazione giovanile. Inoltre, gli attacchi continui al settore pubblico hanno minato i pilastri dell’economia siriana. Questo contesto è stata favorevole alle forze dell’ “opposizione”, che hanno approfittato del terreno fertile di un economia molto danneggiata.
D – Il governo siriano ha dichiarato l’anno scorso la sua volontà di effettuare una serie di riforme in campo economico e politico. Prova di ciò è il referendum celebrato nel mese di febbraio sulla proposta di riforma costituzionale, che è stata sostenuta in varie forme da parte del popolo siriano. Che posizione ha preso la UJC-Khaled Bakdash su queste riforme e che altro considerate necessario per garantire l’unità nazionale e le condizioni di vita del popolo siriano?
R – Non c’è dubbio che ci sono stati grandi cambiamenti politici in campo politico. In primo luogo si sono approvate nuove leggi elettorali e dei partiti e una nuova legge sui mezzi di comunicazione che valutiamo positivamente. Inoltre è stata restituita la nazionalità ai curdi che avevano perso nel censimento reazionario del 1962.
La nostra posizione sulla Costituzione l’abbiamo già espressa in un comunicato del Comitato centrale del Partito Comunista Siriano.
Il Comitato centrale si è opposto alla proposta della costituzione, prima del referendum, in quanto preparata da un comitato di 28 persone, nessuna delle quali appartenente al nostro partito, né ad altri partiti del paese, in modo che nessun membro potesse essere fiduciario del potere legislativo del paese. Il Comitato centrale ritiene che sarebbe stato meglio se la proposta di costituzione fosse stata portata avanti con un dibattito pubblico nel paese, includendo i partiti politici e le organizzazioni operaie, per giungere successivamente a un referendum, come è stato fatto con l’adozione della Costituzione del 1973 che era diversa in particolare per i principi di giustizia sociale, per le libertà democratiche in essa contenute, indipendentemente da come sono state applicate nel corso dei quattro decenni dalla sua adozione.
Il Comitato centrale ha deciso che l’aspetto più positivo nel nuovo progetto di Costituzione del 2012 è mantenere il carattere anti-imperialista e anti-sionista. Inoltre, il progetto conserva, in linea generale, articoli sulle libertà democratiche, religiose e sul diritto alla partecipazione politica, economica, sociale e culturale.
Tuttavia, notiamo che ci sono diversi paragrafi di chiara natura reazionaria, come il paragrafo 4 dell’articolo 8. E’ facile vedere che la misura è volta direttamente contro qualsiasi attività politica di classe e può essere utilizzata contro i partiti di classe.
Il Partito Comunista Siriano si oppone anche all’articolo 3 del nuovo progetto in quanto regressivo rispetto alla vecchia costituzione del 1973 che garantiva una maggiore uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Il comunicato si è anche incentrato sulla mancanza di chiarezza in un altro articolo sui principi economici, che sostituisce un articolo della costituzione del 1973 che garantiva che i piani economici sarebbero stati incentrati sull’eliminazione di ogni forma di sfruttamento e di logorio.
Inoltre, nella nuova costituzione si evidenziano segni di regressione sui diritti sociali. Un buon esempio di ciò è l’articolo 37 della Costituzione del 1973; questo paragrafo è stato sostituito nel progetto con l’articolo 29.
Si vede chiaramente come nel nuovo testo scompare il principio dell’istruzione completamente gratuita.
Ci troviamo in una situazione simile di regressione in altri diritti, come ad esempio nel ruolo dello Stato come garante e protettore dei diritti del lavoratore.
Il concetto di “proprietà pubblica” appare con meno frequenza che nella Costituzione del 1973 e la parola “socialismo” è scomparsa dalle linee del nuovo progetto. Riteniamo che si tratti di un grande passo indietro l’aver rimosso l’obiettivo sociale per lo sviluppo del paese dai testi della Costituzione.
Rispetto al ruolo delle istituzioni e dei poteri, il progetto mantiene il ruolo dominante del potere nell’esecutivo, che è stato ampliato su alcuni aspetti riducendo l’autorità nel legislativo.
Nonostante tutte le difficoltà in cui versa il paese nella lotta contro le forze imperialiste reazionarie e la necessità di un fronte nazionale contro i nemici del paese, il Comitato centrale del Partito Comunista Siriano ha chiesto a tutti i compagni e amici di partecipare con riserva al referendum sulla nuova costituzione della Repubblica Araba Siriana.
D – Per terminare questa intervista. Che futuro attende la gioventù in Siria e che attività deve iniziare ad intraprendere?
R – Siamo ottimisti. Certamente, la lotta che stiamo attraversando è difficile ed è uno dei problemi più gravi nel quale è stato il nostro paese da molti anni. Il popolo siriano sta pagando a caro prezzo con la vita e il sangue, soprattutto la gioventù, ma siamo fiduciosi che il nostro popolo, sopravvivrà e vincerà questa battaglia contro l’imperialismo, il sionismo e la reazione.
Oggi è una necessità che la gioventù siriana difenda la sua patria allo stesso modo in cui è necessaria una richiesta crescente per i diritti e gli interessi del popolo siriano, dei lavoratori e della gioventù. L’Unione contribuisce a questa lotta nazionale e di classe sotto la bandiera del Partito Comunista Siriano, insieme alle altre forze nazionali e progressiste del paese.
D – Molte grazie compagno per le informazioni che siamo sicuri aiuteranno a far luce sulla situazione reale che si vive in Siria e a confrontarlo con ciò che ci raccontano i grandi mezzi di comunicazione.
R- Grazie a voi per averci dato l’opportunità di raccontare la verità. Un saluto fraterno ai Collettivi dei Giovani Comunisti per la vostra permanente solidarietà internazionalista e il costante interesse per la nostra realtà. Vi auguriamo molto successo nella lotta per i diritti e gli interessi dei lavoratori nel vostro paese.
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